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Commedie Italiane

Prosa

28 aprile

Milano, storie di vita e malavita

Arrangiamenti e Orchestrazione Roberto Negri e Sante Palumbo

Il concerto

Nell'immediato dopoguerra, nella nostra Milano, si formò un nuovo genere di piccola malavita, bonaria, proletaria, delle case di ringhiera, dei Teddy boys, degli agglomerati urbani, rifugio di immigrati del Sud Italia. Era la "Ligera", il "Lingia", sempre attento a non cadere nelle mani della "Madama"; sedotto dal mito cinematografico, del colpo che risolve la vita, rifiutava la violenza e la logica del lavoro, almeno non continuativo; per sopravvivere si arrangiava come poteva, rispettando però codici e valori ben precisi e pur vivendo nel disagio e ai margini della società, era pieno di umanità, di cuore e sogni d'avventura. Il ladro d’appartamento, il truffatore, il rapinatore gentiluomo, il boss della zona, il palo, il pappone, il piccolo contrabbandiere, il falsario, il giocoliere delle tre tavolette, il borsaiolo, il pataccaro, popolavano la notte, nelle osterie e le bettole dei Navigli, tra alcolismo e prostituzione. La malavita che seguirà dopo quella generazione, sarà una mala diversa, molto più violenta e meno pittoresca, da quel grembo, nasceranno infatti, più tardi, veri e propri criminali. Il repertorio popolare delle "canzoni della Mala" ne racconta le storie e l'atmosfera dei personaggi di quel mondo, fino ad arrivare ai nostri giorni. Tra le più famose "Porta Romana bella, La Rosetta, Ma mì, La ballata di Cerutti Gino, El portava i scarp del tennis”. Non capita spesso ma è quanto ci offrono Renato Dibì, da tempo considerato il miglior interprete italiano degli Chansonniers e il M° Gian Pietro Marazza, rari artisti forgiati alla scuola milanese, la più illustre d'Italia, la più affine alla scuola francese.

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