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Commedie Italiane

Prosa SPETTACOLO IN SCENA

28 gennaio - 14 febbraio 2016

La Divina

scritto e diretto da Alessandro Fullin

Prosa PROSSIMO SPETTACOLO

Ilcapodeimieisogni

18 febbraio - 06 marzo 2016

Il capo dei miei sogni

di Sara Palma e Daniele Benedetti
regia di Roberto Marafante

Prosa PROSSIMO SPETTACOLO

Tutto per Lola

10 marzo - 27 marzo 2016

Tutto per Lola

di Roberta Skerl
regia di Silvio Giordani

IL TEATRO
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Il capo dei miei sogni

Una commedia garbata e attuale, che a momenti di facile ma intelligente ilarità alterna qualche spunto di riflessione sull’attuale stato occupazionale nel nostro Paese, forte degli affiatati attori e valorizzata da una regia fluida e vivace.

La Divina

Fullin riscrive a suo modo il grande classico dantesco, facendoci morire dalle risate in un inferno che non è neanche poi così male come si racconta…

Una commedia autoironica che ricolloca le anime beate e dannate, mettendole in discussione.

Il capo dei miei sogni

Un testo brillante in cui il ritmo è fondamentale. Ogni battuta tira l’altra in un meccanismo continuo di parole e jingle musicali, ben suddiviso in due tempi: nel primo si ha l’occasione di conoscere bene tutti i personaggi, caratterizzati da peculiarità che saltano subito all’occhio, in seconda battuta, cambiano le luci, tutto è più colorato e l’atmosfera natalizia regala sorprese soprattutto a livello narrativo.

Il capo dei miei sogni

Leggera, brillante, dinamica, spensierata sino a quel punto giusto da lasciare spazio anche ad una sottile ma rilevante riflessione senza che questa assurga a pedante manuale di vita.

Il capo dei miei sogni

Roberto Marafante dirige in modo garbato e piacevole l’azzeccato cast, riuscendo a dare sostanza ai singoli caratteri, facendo sorridere, ridere e riflettere. Essenziale ed efficace la scenografia, una menzione particolare per Flavio Francucci, lucidamente esilarante.

Il capo dei miei sogni

Una commedia dai ritmi piacevoli, ben diretta, come sempre, da Roberto Marafante, regista che ama il movimento brioso sulla scena e capace di creare numerose e piacevoli gags. Belle e armoniose le scene elaborate da Giuliana Kossuth. Sicuramente, uno spettacolo interessante e divertente, interpretato da una compagnia più che valida. Da vedere!

Se ti sposo mi rovino

Alla fine, lo spettacolo regala una storia, di due ore, divertente, ironica, dinamica. Il testo è piacevole e l’ eccellente Cavallaro è riuscito nell’intento di far divertire il pubblico, ritagliandosi anche un ruolo di primordine grazie al suo talento. L’artista è una macchina da guerra, con delle doti non indifferenti nel panorama artistico di oggi, come dimostra il riuscire a conciliare scrittura, regia e recitazione, ottenendo sempre grandi consensi.

Se ti sposo mi rovino

L'incastro infatti funziona, la commedia è molto divertente, adatta ad un pubblico composito, nello stile di Cavallaro, con costanti riferimenti - voluti - alla belle realizzazioni del passato (quel teatro leggero italiano degli anni '50 e '60, affidato sempre a solidi interpreti tuttofare e fare molto bene), un divertente iniziale richiamo a James Bond e una sfumatura narrativa che ci ha fatto venire in mente un bel film di Billy Wilder ("Avanti!", 1972) nel tratteggio del povero malcapitato maggiordomo.

Se ti sposo mi rovino

Cavallaro dirige se stesso ed i colleghi in modo intelligente, talvolta precisissimo scrivendo un copione denso di battute per niente banali, con poca volgarità e molta ironia. Ritmo, attualità, miseria umana, dispetti, canzoncine nazionalpopolari rendono la trama appetitosa e fruibile. 

Se ti sposo mi rovino

La commedia è un susseguirsi di confusione, situazioni assurde, scambi, andirivieni per le stanze della casa, dall’inizio alla fine (forse un po’ ripetitivo solo all’inizio del secondo atto): persino nei saluti Franco si nasconde e scappa dalle sue donne! Ma il perno di tutto, è Ugo, interpretato dallo stesso Marco Cavallaro...

Se ti sposo mi rovino

Non è solo una commedia, ma una commedia d’autore: il testo è piacevolissimo e scorrevole e le battute sono inanellate con grande abilità linguistica in un percorso logico rapido ed efficace, che mantiene il ritmo sempre incalzante senza mai un attimo di calo né tregua alle risate.

Mia moglie parla strano

Lui lombardo, pragmatico, serioso, lei napoletana, solare, imprevedibile. Tra gli scatoloni di un trasloco fuori controllo, e situazioni imbarazzanti che sfuggono di mano, la coppia trova un modo tutto suo per superare la crisi.

Mia moglie parla strano

... di qualunque uomo e di qualunque donna, alle prese con l’arte più difficile della coppia, ovvero quella di riuscire a capirsi, soprattutto verbalmente.

Una splendida vacanza

Commedia dalla comicità immediata e semplice, sul modello della ripetizione di gesti e parole che portano al nonsense.

Il toyboy di mia madre

Veramente ben studiata la regia di Eleonora Pariante che, lasciando sfogo alla drammaturgia, riesce ad arricchirla attraverso vari accorgimenti che esaltano e mettono in evidenza le palesi propensioni degli interpreti.

Immigrati brava gente

In questa commedia l’umanità ha il sopravvento sulla disumanità e le braccia si spalancano verso un’accoglienza che non si riesce a liquidare frettolosamente.

Il toyboy di mia madre

Uno spettacolo, che nel suo essere ironico, vuole sottolineare la difficoltà di emergere in un mondo dove spesso l’apparire conta più dell’essere.

Il toyboy di mia madre

Una commedia ironica, divertente e piena di colpi scena, che affronta le difficoltà che la vita non risparmia a nessuno, a nessuna età. Chi, ancora giovane, cerca di farsi maturo senza tradire sogni e aspirazioni e chi, già piuttosto maturo - se non altro all’anagrafe - tenta di tirare il freno e non invecchiare.

Il toyboy di mia madre

Se dobbiamo usare un aggettivo per qualificare questo lavoro, possiamo dire che si tratta di una commedia “esagerata”, nel senso che – per una precisa scelta registica (come ci ha confermato la stessa Eleonora Pariante, che ha firmato la messa in scena), è stato allestito un lavoro appunto “esagerato”, “caricato”, volutamente “sopra le righe”, in cui l’eccesso – posto in atto anche nelle gags più semplici – diventa la regola. 

Immigrati brava gente

I riflettori della commedia sono puntati su sentimenti, umanità, disumanità, pregiudizi, occasioni invocate e opportunità sprecate, il tutto frullato sul palcoscenico del Martinitt in un’opera in cui la risata si fa impegnata e la disperazione di chi arriva si scontra con il rancore di chi, invece, non sa partire.

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